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RENTRI: non basta iscriversi, bisogna saperlo gestire

Il RENTRI non è semplicemente un nuovo portale da utilizzare per assolvere un obbligo normativo. È un cambiamento nel modo in cui le imprese devono organizzare, registrare e documentare la gestione dei propri rifiuti.

La digitalizzazione dei registri di carico e scarico, la gestione dei formulari digitali (xFIR), gli obblighi di trasmissione dei dati e le diverse scadenze previste per le categorie interessate richiedono attenzione e una corretta organizzazione interna.

Per molte piccole e medie imprese, soprattutto quando non esiste una figura dedicata alla gestione ambientale, affrontare questi adempimenti può diventare complicato.

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Rifiuti in azienda: quando un deposito temporaneo può diventare un problema

Un cumulo di macerie lasciato in un angolo del cantiere, alcuni sacchi di materiali da smaltire o rifiuti accumulati in attesa del prossimo ritiro. Situazioni comuni in molte aziende, soprattutto nei cantieri e nelle piccole attività artigiane. Ma attenzione: se il deposito non rispetta le regole, quello che sembra un semplice accantonamento temporaneo può trasformarsi in una violazione ambientale, con conseguenze anche penali.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 13560 dell’8 aprile 2025, torna su un punto importante: non basta dire che i rifiuti sono stati messi da parte in attesa del ritiro. Bisogna poter dimostrare che il deposito è stato gestito correttamente.

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triveneta servizi srl

Registro RENTRI: perché la conservazione digitale è un adempimento da non trascurare

Con la gestione digitale dei registri cronologici di carico e scarico dei rifiuti, le imprese devono prestare attenzione non soltanto alla corretta compilazione delle annotazioni e alla trasmissione dei dati al RENTRI, ma anche alla conservazione del documento informatico.

Si tratta di due aspetti distinti, che concorrono a garantire la tracciabilità dei rifiuti e la disponibilità nel tempo delle informazioni richieste dalla normativa.

Le indicazioni ufficiali pubblicate dal RENTRI chiariscono che l’operatore deve organizzare la produzione del registro digitale in modo da garantirne l’immodificabilità e procedere al versamento nel sistema di conservazione a norma secondo modalità e tempistiche adeguate alla propria organizzazione.

Trasmissione al RENTRI e conservazione a norma non sono la stessa cosa

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Reati ambientali e recupero dei rifiuti: dal 31 ottobre scatta la confisca dei beni, nuovi chiarimenti del MASE

Dal 31 ottobre 2026 entrano in vigore nuove disposizioni sulla confisca dei beni collegati a determinati reati ambientali. Nello stesso periodo, il Ministero dell’Ambiente chiarisce che i rifiuti derivanti da precedenti operazioni di recupero, compresi i materiali che non hanno raggiunto la qualifica di prodotto End of Waste, possono essere avviati a ulteriori trattamenti, nel rispetto delle autorizzazioni e delle regole sulla gestione dei rifiuti.

Si tratta di due novità che interessano direttamente le imprese produttrici di rifiuti, i trasportatori, gli intermediari e gli impianti di trattamento. Da una parte si rafforzano gli strumenti di contrasto agli illeciti ambientali; dall’altra viene ribadito che un rifiuto non recuperato completamente o un materiale non conforme ai requisiti End of Waste non deve necessariamente essere destinato allo smaltimento.

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Reati ambientali: cosa cambia con la Direttiva UE 2024/1203 e il D.Lgs. 81/2026

Una tutela penale dell’ambiente più incisiva: nuovi profili di rischio per le imprese

La tutela dell’ambiente non riguarda soltanto autorizzazioni, registri e adempimenti amministrativi. In presenza di determinate violazioni, la gestione non corretta di rifiuti, sostanze inquinanti o attività industriali può assumere rilevanza penale, con conseguenze per le persone fisiche coinvolte e, in specifiche condizioni, anche per le aziende.

In questo contesto si inserisce la Direttiva (UE) 2024/1203 dell’11 aprile 2024, dedicata alla tutela penale dell’ambiente. La direttiva ha sostituito le precedenti direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE, rafforzando il quadro europeo per prevenire, individuare e perseguire i reati ambientali.

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