Trattare l’amianto con il siero di latte

Amianto. Questa parola è in grado di evocare tragedie e paure nella mente delle persone a causa dei fatti di cronaca che si sono succeduti in passato ed i cui retaggi si trascinano ancora oggi nella nostra quotidianità.

Tutti sappiamo che in Italia sono presenti discariche ricolme di manufatti in amianto il che rappresenta non la soluzione del problema ma bensì una eredità che lasciamo ai nostri figli. Fortunatamente esiste ad oggi una modalità di trattamento che è in grado di rendere innocuo l’amianto attraverso una reazione con il siero di latte.

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Lo sblocca Italia: le novità che sapevamo già

Lo Sblocca Italia interviene nuovamente a modificare la disciplina sulle terre e rocce da scavo, “introducendo” una disciplina:

semplificata del deposito preliminare alla raccolta e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo che non soddisfano i requisiti per la qualifica di sottoprodotto;
della gestione delle terre e rocce da scavo con presenza di materiali di riporto e delle procedure di bonifica di aree con presenza di materiali di riporto.

Si tratta di un testo che nei pochi giorni intercorsi dall’approvazione in sede di Consiglio di ministri ha subito rilevanti modifiche.
A distanza di pochi giorni, il testo del decreto pubblicato in gazzetta ufficiale, “ai fini di rendere più agevole la realizzazione degli interventi che comportano la gestione delle terre e rocce da scavo”, si limita a rinviare a fine anno (entro il 12 dicembre) l’adozione di disposizioni di riordino e di semplificazione della materia secondo i seguenti principî e criteri direttivi:
a. coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti;
b. indicazione esplicita delle norme abrogate;
c. proporzionalità della disciplina all’entità degli interventi da realizzare;
d. divieto di introdurre livelli di regolazione superiori a quelli minimi previsti dall’ordinamento europeo.

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#SbloccaItalia: una (falsa?) partenza per il rilancio dell’Italia (per lo meno dal punto di vista ambientale….)

Sul numero 11/2014 della rivista “Ambiente & Sviluppo”, edita da IPSOA, è stato pubblicato un articolo dal titolo «#SbloccaItalia e “news” ambientali: novità all’insegna di cosa?»
Natura Giuridica offre ai suoi lettori una panoramica del contenuto dell’articolo.

Il trailer di un film già visto

Sembra il trailer di un film già visto, sentito e letto tante volte. Una voce fuori campo che annuncia che “ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di emanare disposizioni per accelerare e semplificare la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche, indifferibili e urgenti […] ritenuta altresì la straordinaria necessità e urgenza di emanare disposizioni in materia ambientale per la mitigazione del rischio idrogeologico, la salvaguardia degli ecosistemi, l’adeguamento delle infrastrutture idriche e il superamento di eccezionali situazioni di crisi connesse alla gestione dei rifiuti, nonché di introdurre misure per garantire l’approvvigionamento energetico e favorire la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali” (e via discorrendo), il Governo ha deciso di porre “definitivamente rimedio” alle (svariate) emergenze di turno, ricorrendo per l’occorrenza alla decretazione d’urgenza per modificare, in questa tornata, anche (rectius: nuovamente) la normativa ambientale e quella energetica.
In questa sede ci occuperemo delle novità, annunciate, in fieri ed operative contenute nel D.L. n. 133/2014, il c.d. “Sblocca Italia”, in materia di terre e rocce da scavo, bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati, di energia e di incenerimento di rifiuti, con lo scopo di verificare se qualcosa, nel remake di questo film, è cambiato.

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Recupero ambientale di ex cava: quale natura per il sito?

Viene affrontato il tema, di grande rilevanza nella prassi, della natura del sito ex cava, oggetto di recupero ambientale, se in particolare debba considerarsi con destinazione agricola ovvero destinazione industriale.

La questione si pone perché, se ci si limita a considerare il mero dato della destinazione urbanistica, poiché si tratta in genere di siti che ricadono in zone con finalità agricola, ciò potrebbe comportare delle pesanti limitazioni quanto alle modalità di gestione dei rifiuti, quando, di contro, l’attività di recupero con rifiuti dovrebbe fare propendere per la natura industriale. Cass. pen. sentenza del 2 ottobre 2014

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